PAGINA RECENSIONI TEMPORANEE

giovedì 13 maggio 2010

PALAZZO ORSI-STRUMENTI INNOVATIVI GESTIONE PATR.IMMOBIL.di valore STORICO-ARTISTICO

Questo secondo incontro sul tema "RESTAURO, TUTELA, ARCHITETTURE" ha posto l'accento sul problema del "cosa tutelare" e del "come farlo" cioè sul merito delle attuali leggi di tutela e sulla qualità delle tecniche di restauro.
____Riguaro alle attuali norme che regolano la tutela, l'Architetto GIAMPIERO CUPPINI ha posto l'accento sulla troppa genericità delle stesse che riportando all'interno della tutela tutti gli edifici che siano precedenti il cinquantesimo anno finisce per comprendervi anche tipologie edilizie che non sarebbe opportuno tutelare (es. edilizia anni 50, dopoguerra, attuata in genere in maniera grossolana oltrechè distruttiva nei confronti del patrimonio edilizio esistente).     A questo hanno replicato la D.ssa DANIELA SINIGALIESI  e l'Arch. PAOLA MAZZITELLI (entrambe della Soprintendenza) che hanno precisato come questo allargamento non sia stato preso "tout cour" ma con un grosso lavoro di selezione attraverso concetti quale il contesto, il valore simbolico ecc. portando più di 1800 beni potenziali a solo una quarantina e che questo abbia rappresentato un'opportunità perchè altrimenti quei 40 beni architettonici, decisamente meritevoli di tutela, asrebbero scomparsi.
____Ha poi posto l'accento sulla necessità di contestualizzare gli oggetti potenzialmente da restaurare perchè solo così puo essere effettuata una loro scelta efficace.  
____Ha trattato il tema del restauro e dell'importanza di eseguirlo attraverso tecniche all'avanguardia dopo uno studio sofisticato ed approfondito che permetta di scegliere di volta in volta quelle più opportune. Quindi ha passato la parola al Dr. FRANCESCO GEMINIANI che gestisce l'azienda LEONARDO specializzata in indagini e restauri.      Questi ha velocemente presentato il problema passando a sua volta la parola alla D.ssa MICHELA BONI che anche attraverso slides ha presentato il restauro di palazzo ORSI-MARCONI.
_____________________________Maurizio Vicinelli
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ITALIA NOSTRA – Sezione di Bologna – Ciclo di conferenze maggio 2010.

Salone d'Onore della Soprintendenza per i beni architettonici e per il paesaggio per le province di Bologna, Modena e Reggio Emilia.

Palazzo Dall'Armi-Marescalchi, via IV Novembre, 5, Bologna.



Giovedì 13 maggio 2010, ore 16,30

Strumenti innovativi per la gestione del patrimonio immobiliare di valore storico artistico.
Il caso di palazzo Orsi-Marconi

Relatore: Giampiero Cuppini – Interventi programmati: Francesco Geminiani, Germana Aprato



BREVE CURRICULUM VITAE

Giampiero Cuppini, classe 1936, architetto, laureato a Firenze con Ludovico Quaroni con la tesi “Il centro storico di Modena”, divenuta poi il primo piano di centro storico approvato in Italia. Professore ordinario presso il Dipartimento di Architettura e Pianificazione Territoriale dell'Università di Bologna, dove ha ricoperto la cattedra di Restauro, Recupero e Conservazione degli edifici; autore di numerose pubblicazioni scientifiche sulla storia dell'architettura urbana e su esperienze di grandi restauri (mura di Otranto, di Malta, di Fano), nonché di opere sulle ville del Bolognese, sull'architettura senatoria a Bologna e sui giardini di Romagna.

Ha svolto molti prestigiosi incarichi, tra cui quello di Direttore del Corso di perfezionamento in “Edilizia bioecologica” presso la Facoltà di Ingegneria (1995 – 2002), di Coordinatore e responsabile scientifico del programma poliennale “Attività ed interventi finalizzati al recupero ed alla manutenzione del sistema delle fortificazioni di Malta” (accordo di cooperazione tra the Ministry for the Environment e la Fondazione Alma Mater dell'Università di Bologna (1997 – 2000), ed altri che per brevità si tralasciano.

Nel settore bioclimatico, la ricerca di Cuppini è iniziata fin dalla fine degli anni '70 in ambito universitario, con sperimentazioni di prototipi in Emilia, realizzati e funzionanti (scuole, edifici abitativi). E' responsabile della ricerca relativa ai consumi energetici nel settore edilizio per la Regione Emilia-Romagna.

E' Presidente di ARTES, Associazione per il recupero, il restauro, le tecnologie ed i materiali ecosostenibili, costituita a Bologna nel dicembre 2000 su iniziativa del Dipartimento di cui sopra e del Dipartimento di Chimica Applicata e Scienze dei Materiali (DICASM), e che ha tra i soci fondatori docenti universitari di varie discipline ed un gruppo di liberi professionisti legati al mondo imprenditoriale. L'attività è finalizzata al recupero e al restauro dell'ambiente costruito ed alla conservazione e alla razionale gestione dell'ambiente naturale, con particolare attenzione al mantenimemto delle biodiversità e al recupero delle aree particolarmente degradate. Tra le attività dell'Associazione vi sono: ricerche e progetti per la catalogazione de beni culturali, studi e progetti finalizzati all'ingegneria del territorio e alla conservazione e gestione delle risorse naturali; costituzione di banche dati e centri di documentazione relativi alle problematiche ambientali, progettazione di attività formative per l'aggiornamento tecnico scientifico di ricercatori e professionisti.

E' responsabile del “Centro di eccellenza” NEREA con sede a Ravenna, per la creazione di una rete fra laboratori e centri di ricerca sul restauro. Attualmente è impegnato nel restauro di grandi biblioteche di città storiche (Modena, Imola, Fano, la Classense di Ravenna) e nel restauro del Palazzo Comunale di Bologna.



RELAZIONE CUPPINI (in sintesi).

Tratta delle problematiche relative all'enorme allargamento del numero degli edifici vincolati (soggetti cioè a tutela amministrativa ai sensi della legge di tutela vigente - Codice dei beni culturali e del paesaggio – D. Lgs. n. 42/2004). Il limite temporale per la formulazione del vincolo è (come nella vecchia legge di tutela n. 1089/1939) che l'edificio abbia almeno 50 anni, per cui ricadono ormai nella “vincolabilità” edifici degli anni '60. Ciò porta a un' enorme dilatazione della casistica, dalle periferie recenti e, risalendo nel tempo, agli edifici umbertini e dei primi decenni del '900 in molte città italiane, frutto di programmi di “risanamento” urbano e della forte spinta all'urbanizzazione nelle città-capitali (Firenze, Roma) dopo l'Unità d'Italia con i conseguenti fenomeni di speculazione edilizia: a Roma via Nazionale, via Cavour e i tanti quartieri di abitazioni e uffici sorti dopo il 1870, a Napoli corso Umberto I.

A Bologna, l'esempio più clamoroso è lo sventramento di via Rizzoli (da inizio '900 a fine anni '20), con demolizione di chiese e vari edifici monumentali (palazzo Lambertini) comprese le altre due torri medioevali, e costruzione di grandi edifici commerciali, tra cui la sede delle Assicurazioni Generali. Un programma speculativo con l'alibi, ancora una volta, del risanamento urbano, cioè dell'eliminazione della vecchia edilizia antigienica e fatiscente, il tutto sorretto da una scelta ideologica, cioè che nel centro l'architettura dovesse essere “moderna”. Roberto Sacannavini, già dirigente dell'Ufficio Edilizia Monumentale del Comune, riteneva che i tre grandi edifici anni '10-'20 su via Rizzoli dovessero essere demoliti; oggi sono ormai storicizzati e ne riconosciamo le valenze architettoniche, dalla decorazione delle facciate al pregio intrinseco dei materiali, specie se li confrontiamo alle brutture realizzate nelle periferie (e non solo) nell'ultimo dopoguerra, alle enormi e spoglie volumetrie costruite solo in unzione di un selvaggio sfruttamento dei suoli; a via Rizzoli si manifesta ancora un programma di “abbellimento” del centro della città, sia pure a spese di un'edilizia antica, non ritenuta degna di conservazione per la cultura dell'epoca.

Anche via Indipendenza spesso è stata considerata “brutta” (se confrontata con l'architettura medioevale e rinascimentale delle vie “radiali” che partono dalle Due Torri); oggi ne apprezziamo, oltre al significato urbanistico, le tipologie neobarocche delle facciate.

Ma sul piano gestionale-amministrativo, in presenza di un vincolo storico artistico, non c'è differenza tra questi edifici fine '800 e anni '20 a un palazzo del '500 come quello Orsi-Marconi in via San Vitale.

Si pongono tre quesiti: 1) Come potranno le pubbliche amministrazioni affrontare la proliferazione delle pratiche vincolative per le quali nessun ufficio, ministeriale o comunale, è attrezzato? 2) Quali modalità potranno essere adottate in concreto per rispettare i vincoli e al tempo stesso consentire l'attività degli operatori (per adeguare gli edifici a nuovi usi)? 3) Possiamo permetterci l'imposizione di vincoli “astratti” senza preventive analisi sulla reale qualità degli immobili interessati?

Per capire meglio le problematiche connesse a queste domande, porterò degli esempi tratti dall'ampia casistica accennata all'inizio.

A Bologna, l'ex convento dei Canonici Lateranensi di San Giovanni in Monte: un monumento di epoca preindustriale in muratura, la cui forte consistenza estetica e strutturale ha contribuito a tramandarne l'autenticità, nonostante la trasformazioni subite in passato (carcere), ed ha consentito in anni recenti , con tecniche e metodologie di restauro avanzate, di realizzare uno splendido recupero (sede universitaria).

Ma in epoche più vicine a noi troviamo la cosiddetta “archeologia industriale”: per adattare le vecchie fabbriche (specie i capannoni) a nuovi usi occorrono consolidamenti strutturali e bonifica di materiali inquinanti, interventi molto costosi; ci si chiede perciò se sia preferibile scegliere di conservare gli esempi migliori e “rottamare” altri edifici, anche perchè talvolta gli interventi di adeguamento finiscono per falsificarli, con tipici compromessi all'italiana. (In America ci sono bellissimi esempi con strutture molto solide e quindi meglio recuperabili). Caso esemplare: gli ex magazzini del porto di Genova, conservati integralmente e affiancati da nuovi contenitori vetrati con gli impianti tecnologici (Renzo Piano) e quello più modesto della ex scuola Luigi Rossi a Fano, con un nuovo corpo di accoglienza moderno, nettamente distinguibile dalla preesistenza.

Architettura funzionalista o modernista. Data la concezione “puntiforme” della struttura di cemento armato, in molti casi gli interni sono liberamente adattabili a nuovi usi; la conservazione riguarderebbe (quando lo meritano) solo gli esterni, le facciate. Del resto in Italia gli edifici pubblici, per le restrizioni del periodo “autarchico” (anni '30) e magari per imperizia delle imprese costruttrici, talvolta hanno orizzontamenti e soffitti deboli, con gravi rischi per le persone (caso Facoltà di Ingegneria a Bologna) e richiedono comunque consolidamenti per adeguarli alle norme di sicurezza attuali. Anche qui è da evitare il recupero di pura valenza “ideologica”, come ad esempio quello di vecchie case popolari completamente rifatte all'interno e con vistose nuove torri per gli ascensori ed emerge la necessità di una drastica selezione, individuando campioni significativi di cui si possa mantenere un sufficiente grado di autenticità.

Ricostruzioni del dopoguerra (anni '50-'60). L'edilizia anni '50-'60, per la forte spinta speculativa a ricavare il massimo dei volumi consentiti dai regolamenti edilizi (ed anche in violazione di questi), è stato il peggio di tutto; più che mai serve una selezione rigorosa per individuare gli esempi degni di conservazione, e per determinare anche in un edificio moderno quali siano realmente le “invarianti” e quali le parti destinate a modifiche ed aggiornamenti, anche per il continuo evolversi delle tecnologie. Ma intervenire su edifici relativamente recenti comporta anche un'attenzione al contesto urbano, che va oltre il recupero dei singoli immobili.

Ciò non è sempre avvenuto in passato, con risultati assai negativi, come a Bologna con i vecchi piani regolatori anni '50, che non hanno tenuto conto della “contestualizzazione”. Ricordiamo ad esempio il caso della bellissima villa Aldrovandi Mazzacorati (seconda metà XVIII secolo) sulla via Toscana, che ha di fronte sull'altro lato della strada edifici di 8 piani, come previsto dal piano regolatore dell'epoca. E il caso dell'oratorio di Pontevecchio (secolo XV) in via Emilia Levante, trasformato negli anni '60 in negozio di profumeria e divenuto sostanzialmente incongruo sia per l'estraneità della nuova destinazione, sia per l'ubicazione a margine di una strada con un pesantissimo traffico; lo si sarebbe dovuto trasportare (cosa tecnicamente possibile) in una zona più idonea. (Ma essendo l'oratorio di proprietà privata, per fare questo occorreva acquistarlo o espropriarlo con notevole spesa, per non dire poi di quella necessaria per il trasporto e il restauro; cosa impossibile all'epoca per la sostanziale disattenzione delle istituzioni pubbliche competenti, Comune e Soprintendenza. Lo spostamento di un edificio storico, comunque, è sempre un fatto discutibile – n..d.r.).

Un caso esemplare è quello di palazzo Orsi ora Marconi, in cui il restauro delle decorazioni in arenaria delle facciate si è accompagnato all'adeguamento dell'immobile alle esigenze contemporanee, nel rispetto degli assetti tipologici e della qualità dell'architettura ed utilizzando anche le provvidenze previste dalle stesse leggi di tutela. Il palazzo rappresenta un ottimo esempio di quella che dovrebbe essere la prassi comune nella gestione di un intervento del genere, e l'obiettivo della collaborazione con NEREA era proprio quello di definire una sorta di protocollo per il restauro dell'arenaria, partendo da un caso significativo sia per gravità che per rappresentatività.

Qui termina la relazione di Cuppini. Segue relazione sui lavori al palazzo, con proiezione di immagini a cura della ditta che ha curato l'intervento.



Seguono poi vari interventi tra cui quello della dott.ssa Daniela Sinigalliesi della Soprintendenza, responsabile dell'Ufficio Tutela, che fornisce importanti precisazioni in merito ai criteri seguiti dalla Soprintendenza per le dichiarazioni di interesse culturale degli edifici di carattere storico artistico. Ricorda che il proliferare delle pratiche di vincolo per gli edifici di proprietà di enti pubblici o legalmente riconosciuti si deve anche alle norme sulla liberalizzazione delle alienazioni degli immobili di proprietà di enti territoriali (primi anni 2000), ed ha creato notevoli difficoltà al lavoro delle Soprintendenze.



Aprato: Vorrei rispondere molto brevemente ad alcuni dei problemi posti dal prof Cuppini. Il numero degli edifici tutelati (termine più corretto che “vincolati”) si è andato ampliando da molti anni anche per un fatto culturale: come elementi di valutazione infatti, oltre ai tradizionali requisiti artistici (estetici) si sono aggiunti almeno altri due ordini di fattori, l' interesse storico testimoniale e i significati di “cultura materiale” (tipologie edilizie e costruttive, natura, qualità e lavorazione dei materiali, ecc.). In realtà, la rigorosa “selezione” auspicata per la verifica dei significati è parte integrante, caso per caso, del lavoro di tutela; e non solo tra edifici diversi, ma all'interno e tra le parti dello stesso edificio, e non solo in via preliminare ma in corso d'opera; perchè il giudizio critico è chiamato in causa per tutto lo svolgimento del restauro, e l'emergere di parti prive di interesse (o, al contrario, di strutture o decorazioni nascoste) può portare a modifiche del progetto iniziale.

Può essere ammissibile individuare dei criteri generali di valutazione, ma anch'essi vanno interpretati e ricondotti al singolo edificio; stabilire classificazioni troppo rigide per selezionare “a priori” gli edifici storici può essere rischioso. Il problema maggiore per quanto riguarda il controllo dei lavori eseguiti da terzi sono dovuti soprattutto alle carenze di personale e agli appesantimenti (anch'essi enormi) delle procedure burocratiche; se le Soprintendenze fossero messe in grado di far bene e serenamente il loro lavoro, molti dei problemi enunciati sarebbero risolti alla radice.

Dopo alcuni altri interventi, la conferenza si chiude alle ore 19,00.

____________________________(A cura di Germana Aprato)

venerdì 7 maggio 2010

JACOPO DELLA QUERCIA E I PORTALI DI S. PETRONIO A 30 ANNI DAL RESTAURO


Giovedì 6 maggio alle 16,30 nella magnifica cornice di PALAZZO DALL'ARMI - MARESCALCHI, sede della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Bologna Modena e Reggio, ha preso il via la prima delle quattro conferenze organizzate da ITALIA NOSTRA di BOLOGNA, dedicata all'analisi dell'attuale stato di conservazione dell'opera di JACOPO DELLA QUERCIA nella facciata di SAN PETRONIO, a 31 anni dal meraviglioso restauro che restituì ai bolognesi il biancore originario (ormai dimenticato) che l'opera di Jacopo della Quercia presentava alle sue origini, entusiasmando oltre ai bolognesi, cultori ed esperti d'arte provenienti da tutto il mondo.
_____Ha fatto gli "onori di casa" per la Soprintendenza la Dott.ssa DANIELA SINIGALIESI che al termine dell'evento ha anche accompagnato chi lo desiderava in una visita ai locali del palazzo, in particolare mostrando la "Sala Ovale" un gioiello architettonico che da solo poteva giustificare l'intera giornata.
_____Ha aperto la presentazione del Prof. DANIELE BENATI, illustre studioso di Storia dell'Arte ed attuale presidente di Italia Nostra di Bologna, che si è particolarmente soffermato sulla improrogabile necessità di un nuovo restauro della facciata dato l'attuale stato di grande degrado della stessa.(V. foto in calce) 
_____ La Prof.ssa ANNA MARIA MATTEUCCI, un'autorità nella Storia dell'Arte, in particolare riguardo alla chiesa di S.Petronio e di Jacopo dellaQuercia che ha ripercorso le origini del progetto di facciata e la sua definitiva realizzazione, nonchè il percorso che portò al restauro di oltre 30 anni fa.
_____E' poi intervenuto l'architetto EUGENIO RICCOMINI, che all'epoca del restauro ne diresse i lavori , ed in modo decisamente brillante, anche attraverso piacevolissimi aneddoti ha fatto rivivere le emozioni provate quando studiosi e cittadini si ritrovarono finalmente di fronte al restauro eseguito (attraverso le parole di una personalità del restauro che allora si espresse così: "è un'alba.." )
____E' anche intervenuto uno dei restauratori che allora eseguirono il lavoro, OTTORINO NONFARMALE  che ha sottolineato come già da allora si avvertì che per potere conservare adeguatamente l'Opera con il minor sforzo ed il massimo risultato possibile occorreva intervenire con piccoli restauri mirati al minimo ogni 5 o 6 anni.
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Dottoressa DANIELA SINIGALIESI

Dottoressa DANIELA SINIGALIESI

Prof. DANIELE BENATI

Prof. DANIELE BENATI

Prof.ssa ANNA MARIA MATTEUCCI

Prof.ssa ANNA MARIA MATTEUCCI

Architetto EUGENIO RICCOMINI

Architetto EUGENIO RICCOMINI

Dr. OTTORINO NONFARMALE

Dr. OTTORINO NONFARMALE

IL PUBBLICO

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